Il primo traghetto del mattino da Termoli è quasi vuoto: il mare è piatto e le isole emergono piano dall'orizzonte. Le Tremiti si annunciano così, con calma, come un arcipelago che non ha fretta di mostrarsi.
San Domino è la porta d'ingresso e anche il luogo dove ci siamo fermati: pinete che arrivano fino alle calette, sentieri facili e un silenzio che non ti aspetti da un'isola così famosa. La mattina si cammina, il pomeriggio si fa il bagno, la sera si guarda il tramonto dal molo.
Il giorno dopo abbiamo preso il giro dell'arcipelago in barca: si passa sotto le falesie di San Nicola, dove l'abbazia di Santa Maria a Mare domina l'acqua, e si arriva fino alle grotte. Il racconto locale dice che le "diomedee", gli uccelli che si sentono gridare al tramonto, siano i compagni di Diomede trasformati in uccelli: leggenda per leggenda, il richiamo è davvero quello.
Cosa ci è rimasto? Il colore dell'acqua, il profumo dei pini e la sensazione di essere fuori dal tempo. Le Tremiti sono piccole: bastano due o tre giorni, ma vanno vissute lente, senza inseguire l'elenco delle cose da vedere.
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Redazione Fuoristagione
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